Sonia Baglieri

Vinyl Collection

Art Official Age – Prince

Art Official Age è il trentratreesimo album concepito in studio dal musicista statunitense Prince… Pubblicato il 30 settembre 2014 dalla NPG Records, sotto una nuova licenza della Warner Bros. Records

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Art Official Age – Prince

Art Official Age è un doppio album dove Prince rifà se stesso navigando tra soul, funk e r’n’b… L’artista diventa più canonico, con qualche upgrade recente tra rap, musical, ballad… Prodotto, arrangiato, composto ed eseguito insieme a Joshua Welton, è il disco ideale per ripercorrere a grandi linee la carriera di Prince, riecheggiando antichi fasti… Ed proprio per questi motivi che non è stato accolto benissimo dalla critica… il fatto che riproponga suoni “loop” già ascoltati in passato in brani più famosi del suo repertorio, mettono l’artista in difficoltà davanti ad “orecchi più esperti” che avrebbero voluto qualcosa di più originale per inaugurare il grande ritorno a braccetto con la sua vecchia e controversa casa discografica Warner Bros. Records…  Trattasi di una sorta di concept con voce narrante, di Lianne La Havas, in cui Prince si muove con agilità tra sussurri, ancheggiamenti, urletti…. e “riff di chitarra” di cui ormai aveva fatto il suo marchio di fabbrica… Devo ammettere che il risultato è però abbastanza modesto… Detto questo, sia quando ascolto questo doppio album, come tutti i dischi di Prince che fanno parte della mia collezione… non posso non ricordare con affetto questo grande artista che ci ha lasciati troppo presto…

“Art Official Age” – Prince
NPG Records & Warner Bros. Records – 2014
Tutte le tracce sono scritte, prodotte e arrangiate da Prince e Joshua Welton

TRACKLIST
Lato A
1. Art Official Cage – 3:41
2. Clouds – 4:34
3. Breakdown – 4:04
Lato B
4. The Gold Standard – 5:53
5. U Know – 3:56
6. Breakfast Can Wait’ – 3:54
Lato C
7. This Could B Us – 5:12
8. What It Feels Like – 3:53
9. affirmation I & II – 0:40
10. Way Back Home – 3:05
Lato D
11. Funkroll – 4:08
12. Time
13. affirmation III – 3:27

“Art Official Cage” – Prince

Let It Be – The Beatles

Ho sempre trovato gradevole l’ascolto dei brani di “Let It Be”… Ogni brano di questo disco è un classico… cosa si può dire di fronte ad un capolavoro?!… Beh… qualcosa in realtà bisognerebbe dirla… Una cosa è certa, dopo varie ricerche (benedetto sia Internet), capisco oggi con più consapevolezza la malinconia che aleggia su “Let It Be”… A chi, come me, è appassionato di musica, che non è nato in quegli anni e non ha vissuto quell’epoca… non verrebbe mai in mente che dietro ad un così bel disco ci sia un avvenimento davvero triste: la fine di un’amicizia

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Let It Be – The Beatles

“Let It Be”, è l’ultimo disco dei Beatles… fu registrato in un freddo inverno del 1969… in uno studio enorme, dove erano state collocate delle telecamere… L’idea originale, di McCartney, era di registrare un album dal vivo, riprenderne le sedute d’incisione (infatti, nel sottofondo di ogni canzone si sente l’improvvisazione musicale del gruppo)… per poi trarre un film-documentario, e concludere il tutto con uno spettacolare concerto in un anfiteatro greco, o su un transatlantico (caspita!)… Tutto andò storto!… All’origine il disco doveva essere chiamato “Get Back “… a sottolineare il ritorno dei 4 sulla scena… Però i litigi, documentati dalle telecamere, erano all’ordine del giorno… la presenza di Yoko Ono e i tentativi di McCartney di mantenere il controllo delle operazioni non fecero che peggiorare le cose… L’album venne poi abbandonato per quasi un anno, finché non venne riesumato nel 1970 da due produttori, Glyn Johns e Phil Spector… e in particolare il secondo ebbe un approccio disastroso sull’arrangiamento di “The Long And Winding Road”… Avete presente i ritocchini che si fanno con il Photoshop alle foto?! Ebbene, allo stesso modo, con qualche trucchetto sonoro alla canzone, che all’origine era incisa semplicemente dal vivo da McCartney, vennero aggiunti 50 elementi di orchestra con un “coro barocco” femminile che non rispecchiava per nulla la linea musicale del disco… L’ulteriore tragedia fu che tutto venne fatto all’insaputa dello stesso McCartney… Vi rendete conto?… La frittata era già stata fatta… Non solo le incomprensioni fra i 4 musicisti ormai erano note ed evidenti a tutti… ma pure il loro produttore peggiorò la situazione già irrecuperabile…

“Across The Universe” è uno dei miei brani preferiti… viene fuori tutta l’anima di Lennon… quel suo misticismo e quella sua creatività quasi “divina” che invita alla riflessione… Su questo brano si sono scritti fiumi di parole cercando di interpretarlo… A me piace pensare che sia semplicemente una “canzone universale”, così come evoca lo stesso titolo… il ritornello “Nothing’s gonna change my world”… invita la personalità unica e sola di ciascuno di noi che può sopravvivere e attraversare l’universo mediante l’autocontrollo e la concentrazione… La solitudine umana si tocca con mano anche nel brano “I Me Mine”… struggente e inconfondibile il ritornello del pezzo scritto da George Harrison… quasi ossessivo… Che dire di “Let It Be”?! Paul McCartney rivelò che l’ispirazione per la canzone gli venne da un sogno, nel quale aveva parlato con la madre Mary, morta di cancro nel 1956 quando lui aveva solo 14 anni… Nel sogno, la madre consigliava a Paul, preoccupato per le tensioni nel gruppo, di lasciare correre, to let it be”, che tutto si sarebbe aggiustato… Brano molto discusso, pensate che a John Lennon non piaceva…poiché lo considerava troppo “pseudo-religioso”, come si evince dalla sua frase in falsetto che sul disco precede la canzone a mo’ di scherno… Secondo alcuni, l’antipatia di Lennon per il brano sarebbe confermata proprio dalla collocazione della canzone sull’album, posta appena dopo l’irridente frase di Lennon: «And now we’d like to do: Hark The Angels Come”!» (“Ed ora vorremmo eseguire: Udite! Gli angeli cantano”!) e subito prima dell’esecuzione di “Maggie Mae”, dedicata ad una prostituta di Liverpool… Fatto sta che “Let It Be” diventò un successo planetario… Nel 2004 il brano ha raggiunto il ventesimo posto nella classifica delle 500 canzoni migliori di tutti i tempi pubblicata dalla rivista Rolling Stone… Degno di essere menzionato è “Get Back” il brano che chiude e che in realtà doveva essere il titolo del disco e segnare il ritorno alle origini musicali del gruppo, il Rock’n’roll… Il ritmo dentro c’è tutto, evoca l’epoca delle canzonette dal ritornello orecchiabile… peccato che fu l’ultimo tentativo di tornare agli anni d’oro dei Beatles… Lo stesso Lennon nella battuta finale che chiude la canzone sembra essere sarcasticamente profetico… il destino per i 4 era già stato scritto: «I’d like to say thank you on behalf of the group and ourselves, and I hope we passed the audition!» (“Vorrei ringraziarvi a nome del gruppo e di noi stessi, e spero che abbiamo passato l’audizione!”)… Il gruppo si sciolse…

“Let It Be” – The Beatles
1970 – Apple Records

TRACKLIST
Lato A
1. Two of Us (Lennon-McCartney) – 3:37
2. Dig a Pony (Lennon-McCartney) – 3:55
3. Across the Universe (Lennon, McCartney) – 3:48
4. I Me Mine (Harrison) – 2:26
5. Dig It (Lennon-McCartney-Harrison-Starkey) – 0:50
6. Let It Be (Lennon-McCartney) – 4:03
7. Maggie Mae (Trad. arr. Lennon-McCartney-Harrison-Starkey) – 0:40
Lato B

1. I’ve Got a Feeling (Lennon-McCartney) – 3:38
2. One After 909 (Lennon-McCartney) – 2:54
3. The Long and Winding Road (Lennon-McCartney) – 3:38
4. For You Blue (Harrison) – 2:32
5. Get Back (Lennon-McCartney) – 3:09

“Let It Be” – The Beatles

A Momentary Lapse of Reason – Pink Floyd

A Momentary Lapse of Reason è il tredicesimo album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd, pubblicato il settembre 1987… Si tratta del primo album pubblicato in seguito all’abbandono del bassista e cantante Roger Waters, avvenuto nel 1985… Il chitarrista e cantante David Gilmour, assieme al batterista Nick Mason, decise di continuare a fare dischi sotto il nome di Pink Floyd dopo che Waters aveva perso la causa intentata sui diritti del nome, successivamente al suo abbandono due anni prima…

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A Momentary Lapse of Reason – Pink Floyd

A Momentary Lapse of Reason è un bel intreccio di sonorità, di idee e di bei passaggi strumentali, come il primo pezzo del lato A Signs Of Life, a cui segue un bellissimo pezzo (uno dei miei preferiti), Learning To Fly, in cui la voce di Gilmour si trova in piena sintonia con il ritmo imponente della batteria di Mason… La terza canzone dell’album si intitola Dogs Of War e presenta un testo chiaramente di protesta verso la guerra… One Slip, canzone successiva, è ricca di emozione e l’atmosfera è struggente… Una delle più belle canzoni dell’album prende il nome di On The Turning Away, pezzo nel quale c’è una forte carica di malinconia… Esso inizia con la voce “a cappella” di David alla quale segue una bella chitarra di accompagnamento… Nel finale sopraggiungono le voci femminili e un superbo assolo di chitarra elettrica del leader della band… Segue sul lato B del disco Yet Another Movie, un brano di lunga durata, complesso, quasi teatrale… Round And Around, brano strumentale che viene introdotto dalla voce quasi urlata di Gilmour…  A New Machine part.I, dove nella prima parte la voce di David è molto potente e aggressiva in un’atmosfera struggente… Il pezzo successivo, Terminal Frost è un lungo pezzo strumentale, di sei minuti, nel quale c’è un superbo lavoro di chitarra elettrica e di batteria unito ad un bel sassofono… La penultima canzone dell’album è il secondo frammento di A New Machine part.II, molto più breve rispetto all’altro… La canzone Sorrow chiude in bellezza l’album… pezzo introdotto da una parte strumentale da far venire la pelle d’oca… La canzone prende vita con la batteria di Mason che tiene il ritmo accompagnata dalla chitarra di Gilmour… il cerchio si chiude con l’assolo di chitarra del leader della band in dissolvenza…

Il titolo del disco A Momentary Lapse Of Reason (letteralmente “Una perdita momentanea della ragione”), in realtà è una frase tratta dal testo della canzone One Slip… La cover del disco fu ideata dal designer Storm Thorgerson… Un’immagine volutamente evocativa mostra centinaia di letti d’ospedale piazzati in riva al mare sulla spiaggia di Saunton Sands nel Devon… si intravede sul retro della copertina un’infermiera che porta delle lenzuola pulite… ma l’unico “ricoverato” è un uomo che seduto sul suo letto si guarda allo specchio in solitudine…

A Momentary Lapse of Reason è un album dal sound ben costruito… dove la personalità di Gilmour prevale… Anche la critica è d’accordo nel dire che più che un album dei Pink Floyd, sembra essere il disco solista di Gilmour

“A Momentary Lapse of Reason” – Pink Floyd
Columbia Records (EMI) – 1987
Testi e musiche di David Gilmour, eccetto dove indicato…

TRACKLIST
Lato A
1. Signs of Life – 4:24 (David Gilmour, Bob Ezrin)
2. Learning to Fly – 4:53 (David Gilmour, Anthony Moore, Bob Ezrin, Jon Carin)
3. The Dogs of War – 6:06 (David Gilmour, Anthony Moore)
4. One Slip – 5:11 (David Gilmour, Phil Manzanera)
5. On the Turning Away – 5:42 (David Gilmour, Anthony Moore)
Lato B
6. Yet Another Movie – 5:00 (David Gilmour, Pat Leonard)
7. Round and Around – 2:28
8. A New Machine (Part I) – 1:47
9. Terminal Frost – 6:17
10. A New Machine (Part II) – 0:39
11. Sorrow – 8:47

“Learning To Fly” – Pink Floyd

The Cry Of Love – Jimi Hendrix

“The Cry Of Love”, è il quarto album di studio di Jimi Hendrix, pubblicato postumo il 5 marzo 1971 dopo la morte del chitarrista… E’ stato compilato e mixato da Eddie Kramer (ingegnere di lunga data di Hendrix) e dall’esperto batterista Mitch Mitchell. La maggior parte di questi brani sono stati registrati tra il dicembre 1969 e l’estate del 1970 agli Electric Lady Studios di New York, ed erano destinati a far parte di un ambizioso doppio LP dal titolo provvisorio First Rays of the New Rising Sun.

Commercialmente, “The Cry Of Love” è stato un enorme successo, e ha generato hit come “Angel”, “Freedom” e “Ezy Ryder”. Oltre a musicisti quali Mitch Mitchell, Billy Cox, Buddy Miles e Noel Redding, The Cry Of Love comprende anche la partecipazione di importanti ospiti tra cui Steve Winwood, Chris Wood e Buzzy Linhart tra gli altri. Il canale musicale VH1 ha recentemente dichiarato “The Cry Of Love” il più grande disco rock classico postumo di tutti i tempi.

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The Cry Of Love – Jimi Hendrix

“THE CRY OF LOVE”
Polydor Records 1971 – Tutti i brani sono opera di Jimi Hendrix

TRACKLIST
Lato A
1. Freedom – 3:24
2. Drifting – 3:46
3. Ezy Ryder – 4:09
4. Night Bird Flying – 3:50
5. My Friend – 4:40

Lato B
6. Straight Ahead – 4:42
7. Astro Man – 3:37
8. Angel – 4:25
9. In from the Storm – 3:42
10. Belly Button Window – 3:34

“Freedom” – Jimi Hendrix