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..."e il cielo s'innamorò dell'acqua del mare... e l'acqua ricambio il suo amore... il nord e il sud scomparirono... oriente e occidente non esistevano più... alla Terra non rimaneva che assistere in silenzio allo spettacolo del loro Amore... finalmente ci fu Pace"... In questo modo commenterei le immagini sopra...
Le fotografie del cielo e del mare, le ho scattate viaggiando su navi diverse, in periodi diversi... in continenti diversi... ma non c'è bisogno di scrivere i nomi di quei posti... il cielo e l'acqua del mare si amano talmente tanto che poco importa... Penso solo che i miei occhi hanno avuto la fortuna di osservare i loro stupendi colori... e così facendo ho fatto il giro del Mondo in pace... nacque l'Arcobaleno...
Sonia Baglieri
Agricantus - Amatevi
(tratto da Buddha Bar IV)
Chiancinu l'occhi mei
p'un s'asciucari
Amuri cca t'haju lassari
m'accumpagnu p'a via
chi me suspiri
u Cielu supra a mia
m'aiuta a chianciri.
Luci cu Suli – ca Luna
a Notti s'appoja – Jornu chi fuji
disiu ri Paci – scantu ri guerra
ciatu – paroli
l'Acqua s'asciuca – u siccu si vagna
disiu ri Paci – scantu ri guerra.
P.S. Alla fine dello slide si vedono le foto dell'Arcobaleno... Pace (& Love)...
Il genere musicale che sicuramente abbino a queste foto è il Chillout... il brano che ho scelto ne è un esempio... e bene si sposa con le immagini dedicate alla Pace... la canzone è eseguita dal gruppo siciliano degli Agricantus... Ho chiesto ad un esperto di questo genere di scrivere una sua personale recensione sul tema Chillout... E' la prima volta che un blogger scrive di Musica per il mio diario... Lo considero un regalo prezioso che conserverò per tutta la vita... Grazie M., non sai come mi hai resa felice...
Sonia Baglieri
CHILL OUT (Recensione di ©The Wasteland)
SUONARE LE SENSAZIONI
Those were the days, quondam, quando i generi musicali potevano contarsi sulle dita di una mano; oggi, in un batter d’occhio, ho trovato un elenco di oltre trecento denominazioni, che sarebbe molto noioso riportare, tuttavia si potrebbe dar vita ad un nuovo gioco di società e mi affretto a registrarne il copyright. Non posso però esimermi dal riportare una selezione di generi dal chilometrico elenco: afrocubana, ambient, arcaicizzante, batcave, be bop, beat, black music, blues, celtica, chillout, classica, coldwave, commercial, contemporanea, country, dance, dark, disco, downtempo, dub, dubstep, ebm, etnica, folk, funk, fusion, gabber, gothic, grime, grindcore, grunge, hands up, hillibilly, hip hop, house, industrial, jazz, latina, leggera, lounge, main stream, metal, minimalista, nature, neoprogressive, new age, new romantic, new wave, pop, popolare, profana, progressive, punk, puntillista, r&b, ragtime, rap, reggae, rock, screamo, ska, soul, sperimentale, straight edge, swing, techno, trance, west coast, world music.
Prese dieci persone “assortite”, sarà un caso fortunato se alcune di loro, sentito un brano, gli attribuiranno lo stesso genere e magari quello giusto. Fermo restando che occorrerebbe decidere qual è l’autorità che può sindacare sul genere di un brano musicale.
E’ già abbastanza evidente, scorrendo i generi citati, che tanti brani possono tranquillamente essere “trasversali”, cioè abbracciare più generi, anzi questa oggi è la norma, ma d’altra parte, almeno io, non sento alcun bisogno di stabilire regole che diano “certezze” in campo musicale; insomma, se abbiamo dovuto accettare che i nostri sogni fossero utopie irrealizzabili, lasciamo almeno che in campo musicale ci sia un bell’ordine anarchico. Può essere divertente, a questo punto, rispondere alla domanda: che genere musicale preferisci? occorre portarsi dietro l’elenco e spiattellare al malcapitato interlocutore un centinaio di termini assolutamente compatibili. Non nascondo che una domanda del genere mi metterebbe in difficoltà; pur avendo un genere di musica preferito, l’unico modo di definirlo in modo univoco sarebbe dargli il mio nome; spesso me la cavo usando il termine progressive, ma occorre aggiungerci etnico, jazz, rock, ska, contemporaneo, d’avanguardia e via dicendo.
Recentemente mi sono avvicinato al chillout. Accade che senti un brano, lo inquadri in base ai generi storici, poi due, tre… e cominci a chiederti cosa abbiano in comune, scopri una nuova storia musicale.
La musica chillout, quella che così viene definita, è musica che ho sempre ascoltato, appartiene certamente alla famiglia del soft-rock, fuso con l’etnica e con un’altra miriade di generi soft, compresa la classica. Quale allora il bisogno di dare un nome a questo sound che ha certo un suo denominatore comune? Parte della soluzione sta nel nome, che potremmo tradurre “stimolare sensazioni”; il resto è spiegato dallo scopo per cui questa musica è impiegata, creare atmosfere rilassanti, sia in contesti sociali (terme, beauty farm, centri estetici ecc.), che privati. E’ un genere che si ascolta durante momenti di particolare relax o quando si ha voglia di accompagnare forti emozioni con una colonna sonora o in viaggio, davanti al pc, sinceramente ogni momento è buono. Il genere si ispira ad ambient, new age, lounge, ethno, minimalista e ritmi compatibili, compresi certi brani progressive-sinfonici, lirici e psichedelici. Storicamente nasce nelle chill-out rooms, allestite per sedare gli eccessi dei rave party, ma ha poi acquisito una dimensione d’elite, con la ricerca di un suono introspettivo, morbido, elettronico.
Il primo prodotto fu realizzato nel 1996 da Claude Challe e Ravin (ancora oggi i più famosi compilationist del genere, che si estrinseca appunto mediante compilations), non vi sono assenti sonorità africane, che peraltro richiamano le origini di entrambi. (M. P.)
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